Scipionyx Samniticus da  Pietraroja 
il  cucciolo  di  dinosauro  del  sannio  pentro rapito dai brandosauri
 
 
 
 
 
 
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Capitolo [Storia locale] - Titolo [partigiani di ieri e briganti di oggi -  comparazione delle pene]
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  i giornali e la vergogna
"IL GIORNO" di martedì 8 agosto 1995 
Titolo- Corazziere insultò Scalfaro "Ho solo voluto scherzare.  Vilipendio. 
     Testo: Roma- Dopo la bravata le scuse. Il corazziere accusato di aver telefonato al 113(1) inveendo contro il Presidente Scalfaro ha riconosciuto le sue responsabilità e si è giustificato dicendo che nelle sue intenzioni quegli insulti erano soltanto un gioco. Uno scherzo che potrebbe costargli caro, poiché la Procura militare ha già aperto un fascicolo sulla vicenda e adesso,  dopo lo "smascheramento" del corazziere, ha trenta giorni di tempo per chiedere al Ministero di Grazia e Giustizia l'autorizzazione a procedere. Il dicastero di via Arenula dovrebbe poi avanzare la richiesta al Quirinale, così come previsto dal codice nel caso di reati contro il capo dello Stato. 
     Secondo quando si è appreso il corazziere, la cui identità è coperta dal più stretto riserbo, avrebbe fatto dal suo telefono cellulare personale una telefoinata al 113, il 4 agosto alle 23,40, insultando e minacciando Scalfaro. Nei confronti del militare non sono stati presi provvedimenti amministrativi, ma è stato rimosso dall'incarico che ricopriva. 
     Il Quirinale considera il caso già chiuso. Il nome del protagonista della vicenda,  che continua ad essere segreto, si va così ad aggiungere ad una lunga serie di precedenti più o meno illustri di reati di lesa maestà, che hanno riempito le note a piè di pagina di una biografia, dai tempi di Augusto in poi. Se, infatti si vanno a prendere sul serio non solo gli insulti, ma anche le minacce rivolte contro un capo dello Stato  la lista dei predecessori dell'anonimo corazziere diviene ancora più lunga. 
     Il settennato di Scalfaro, appena giunto alla metà, ha in archivio sia casi di minacce, sia casi di insulti e vilipendio. Tra i secondi si segnalano le accuse,  mossegli soprattutto dal centro-destra, di violare la Costituzione. Tra gli "insulti" personali spiccano quelli di Umberto Bossi. Le minacce contro il Presidente  sono invece un caso abbastanza ricorrente. L'ultimo, in ordine di tempo, a Montevideo, quando una telefonata anonima annunciò una bomba nella sala in cui Scalfaro stava per incontrare la comunità italiana che vive in Uruguay. 
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mie note: (1) E' un numero telefonico. Il 113 in tutto il territorio nazionale serve per chiamare la Polizia di Satato  
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"IL MATTINO" di martedì 8 agosto 1995 
Titolo: Corazziere burlone minaccia Scalfaro. Una telefonata al 113 per ammazzare la noia, e ora il militare rischia fino a 15 anni di carcere. - Il carabiniere aveva chiamato una volta sola dal suo telefono cellulare, ma è stato subito individuato. Ha ammesso le sue responsabilità, giustificandosi: "Volevo solo scherzare". Ora è stato assegnato ad altri incarichi. 
     Testo: (di Maria Paola Milanesio) Roma.  Il dito corre veloce sui tasti. Uno uno tre,(1)  lo squillo del telefono e poi, ancor prima che dall'altra parte del filo riescano a parlare, una sequela di insulti e minacce. Il tutto in pochi secondi, pochi attimi che non impediscono, tuttavia, di individuare il responsabile di quello scherzo. Perché, infatti, non dovrebbe essere altro che una bravata quella del misterioso corazziere che in una serata afosa di agosto ha cercato di divertirsi, attraverso il suo telefono cellulare, chiamando il 113 per minacciare il Capo dello Stato in persona e la figlia Marianna. Proprio quelle due persone che vedeva ogni giorno passargli davanti e che, almeno stando ai compiti del corpo speciale assegnato al Quirinale, avrebbe dovuto difendere da ogni evenienza. 
     Chi sia quel corazziere burlone non si sa: certo, lui deve essersi spaventato non poco visto il polverone che la sua telefonata di minacce ha suscitato. Titoli sui giornali, servizi in televisione, preoccupazione tra le forze dell'ordine che devono vegliare sulla sicurezza del Presidente della Repubblica e dei suoi familiari. 
     "Un bravo ragazzo, tranquillo", così lo descrivono i colleghi, proprio a testimoniare che quella telefonata potrebbe essere soltanto  uno scherzo. Il ragazzo, individuato, ha subito ammesso le sue responsabilità, spiegando quali erano le sue intenzioni. Macché Falange armata, macché bomba al Quirinale; era soltanto uno scherzo, anche se di pessimo gusto. 
     Dal Quirinale non trapela nulla. Tutto tranquillo, tanto che, per ora, il giovane carabiniere non è stato nemmeno sospeso dal servizio. Assegnato ad altri incarichi sì, ma nessuna punizione. Ogni decisione verrà presa nei prossimi trenta giorni, giusto il tempo che la Procura militare ha per chiedere, al Ministero di Grazia e Giustizia, l'autorizzazione a procedere. Qualora decida di procedere. Se così fosse, ma la consuetudine insegna che si preferisce lasciar cadere, il corazziere burlone rischierebbe fino a quindici anni di carcere. A tanto può essere condannato un militare che offende l'onore del Presidente della Repubblica. Tuttavia, è probabile che qualsiasi decisione venga rinviata, in attesa del ritorno nella capitale del  Procuratore generale militare, Antonino Intelisano, che si trova in Argentina per incontrare il gerarca nazista Erich Priebke, braccio destro di Kappler all'epoca della strage delle Fosse ardeatine, e che proprio oggi sarà interrogato. Il procuratore Intelisano al suo rientro, potrebbe decidere di sentire alcuni corazzieri; poi, deciderà sul da farsi. Certo, la vicenda ha lasciato qualche sconcerto, poiché il corpo dei corazzieri è altamente selezionato: duecento carabinieri che devono vegliare sulla massima carica  dello Stato, oltre che occuparsi delle cerimonie ufficiali. 
     Il corazziere burlone un rischio, tuttavia, lo corre. Quello di finire nella lunga schiera di personaggi che hanno insultato e minacciato capi di Stato. Senza andare troppo indietro nel tempo  -all'epoca degli antichi romani-  si possono ricordare fatti molto più recenti, accadutii pochi mesi fa. Come, ad esempio, quando alcuni leader del centrodestra accusarono Scalfaro di violare la Costituzione. E, per questo, la Procura di Roma aprì anche un fascicolo, dove si ipotizzava il reato di vilipendio al capo dello Stato(1). Oppure, quando a Montevideo, con una telefonata anonima si annunciò che una bomba sarebbe scoppiata, proprio nella sala dove Scalfaro avrebbe dovuto incontrare gli esponenti della comunità italiana che vive in Uruguay. 
     Anche Sandro Pertini e Francesco Cossiga furono vittime di simili incidenti. Nel primo caso, vennero trovati tre bulloni in uno dei motori dell'aereo che avrebbe dovuto riportare in Italia il capo dello Stato. Per Cossiga, invece, si parlò addirittura di un fallito attentato al tritolo. In realtà, l'allarme era scattato perché un cane addestrato aveva destato qualche sospetto fermandosi troppo a lungo ad annusare un cavo elettrico. 
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mie note: 
(1) Si badi bene: non di verificare se effettivamente il capo dello Stato  avesse o meno violato la Costituzione, ma se un uomo polirtico una foza politica  -cioè titolata ad esprimere il suo concetto  politico  e di verifica delle istituzioni- avesse "vilipeso" il capo dello Stato. (Cfr) Sarebbe interessante sapere se la stessa Procura aprì analogo fscicolo quando l'allora deputato Scalfaro, a sentire i servizi televisivi  e i giornali del momento,  ne disse di cotte e di crude sul suo predecessore, allora Presidente della Repubblica in carica, Francesco Cossiga. 
     
"IL MANIFESTO" martedì 8 agosto 1995 
Titolo: Minacce a Scalfaro - "Era solo uno scherzo" .  
     Testo: Scoperto l'autore della telefonata anonima con insulti e minacce al presidente della Repubblica. Si tratta di un corazziere del comando dei carabinieri che si occupa della sicurezza del Quirinale. Il militare ha ammesso le proprie  responsabilità ma ha aggiunto che si è trattato solo di uno scherzo. Il corazziere è stato sospeso e ora rischia di essere accusato di offesa al capo dello Stato. 
 
"AVVENIRE" martedì 8 agosto 1995 
Titolo: Corazziere insulta Scalfaro - Forse solo una bravata ma l'inchiesta va avanti. - Quirinale- Un addetto alla sicurezza. 
     Testo: "Roma. Niente di serio, nessuna vera minaccia al Capo dello Stato, solo una bravata. Ma questa costerà probabilmente molto caro al corazziere che il 4 agsoto scorso alle ore 23.40, ha telefonato al 113 minacciando ed insultando il Presidente della Repubblica. Intanto è stato rimosso dall'incarico che ricopriva e poi su di lui sta indagando la Procura militare. 
 
"L'UNITA'" martedì 8 agosto 1995 
     Titolo: "Usa il telefonino per offendere il presidente e sua figlia - Corazziere insulta Scalfaro al telefono - Scoperto, si difende: "scherzavo" - La notizia appare incredibile: ma vera. La sera del 4 agosto, un corazziere ha chiamato il 113: "C'è una bomba al Quirinale..." E poi insulti per il presidente della Repubblica e per la figlia Marianna. Lo hanno individuato in poco tempo. Aveva usato il telefonino. Lui si è difeso così: "Era uno scherzo...Volevo fare uno scherzo...". La procura militare ha aperto un'inchiesta. Il corazziere è stato allontanato dal Quirinale. 
     Testo: (Giampalo Tucci) Roma. Sono le 23,30 del 4 agosto: il giovanotto è  nervoso. Estrae dalla custodia il telefonino e il dito scivola veloce sulla tastiera. Uno, uno e poi tre. Risponde, dal 113, la solita voce un pò stonata: pronto... Il giovanotto, ebbro di pensieri, inspira e spara: "Se stasera volete saltare in aria pure voi, il Presidente e sua figlia..." Prima di riattaccare, qualche insulto al "Presidente" e a "sua figlia". Scatta immediato l'allarme, e scatta pure la ricerca dell'anonimo telefonista. Lo rintracciano subito. Chi è? Un corazziere. Si: è un corazziere. 
     "Ho scherzato..." 
     I corazzieri sono carabinieri un pò speciali. Li chiamano anche Guardie del Presidente della Repubblica". Ad essi è infatti affidata la sicurezza del capo dello Stato e dei suoi familiari. Ed è dunque stupefacente scoprire che uno di loro si è messo a fare minacce telefoniche. A Scalfaro poi. La vicenda è inquietante; ma è anche gustosa. C'è, in essa, un'eco perversa e involontaria della tradizione popolare italiana: mi metto la maschera e inveisco contro i potenti. Qui, però, al posto della maschera ci sono l'elmo e la corazza. 
     Il Quirinale non commenta. L'Arma è in forte imbarazzo. "Vedremo... Cercheremo di capire... Un comportamento imperdonabile..." Il giovanotto (pare abbia trent'anni) si difende come può: "E' stato uno scherzo... Volevo fare uno scherzo..." Bisogna credergli? Dicono che è un tipo simpatico. Un pò nervoso, ma simpatico. Negli ultimi tempi, si lamentava. Mi trattano male. Non mi valorizzano. Gli inquirenti ipotizzano: ha perso la testa.  
     E' l'ipotesi  
 
[continua: pagina da ultimare] 
 
 
bella ciao  (1’ 10’‘)
 
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