|
All' ornatissimo Signore
Esmanard
membro dell'Istituto
e dell'Università imperiale
di
Francia
Due sono le ragioni, che m'invitano a dedicare la stampa di queste Poesie. Riguarda la prima il chiarissimo autore delle medesime: riguarda l'altra il rispettabil Soggetto cui ho pensato di offrirle.
L'Autore nato sotto il bel cielo di Napoli mia patria, merita sicuramente da me un contrassegno di nazionale riconoscimento. In leggere si gentili poetici componimenti, mi si riaffacciano le rare sue doti, la socievole amabilità di costumi, la vasta erudizione, il profondo sapere, e soprattutto le naturali grazie nel difficil lavoro de' versi, grazia accresciuta, e non manierate dall'arte. Estemporaneo Poeta il più leggiadro e felice sulle rive non solo del Sabato e del Febro, ma del Danubio e di altri regali fiumi d'Europa, ha egli bene spesso formato con tali grazie un soavissimo incanto. I suoi improvvisi non mai dall'impostura protetti, sono, e saran sempre celebri specialmente per giudizioso intreccio di più e più canti che possono richiedersi per un Poema.
Il Soggetto, al quale io dedico queste poesie, voi siete, o Signore; voi che poggiate con plauso sugli erti giochi di Pindo; voi, che fra tante prerogative che vi distinguono, avete pur quella di conoscere appieno la lingua, e l'italiana letteratura; voi finalmente, cui ho l'onore di professare, come altresì all'amabile vostra Famiglia la più cordiale amicizia.
Io sono sicuro che gradirete oltremodo il Dono che vi presento. Un simile Dono, sin che la naturalezza, l'armonia, la gaietà de' pensieri, e la sensibilità saranno i veri pregi delle poesie di questo genere, un simile Dono, ripeto, riuscirà caro ed accetto a Voi non meno che a tutti.
A. Pitaro
|