Scipionyx Samniticus da  Pietraroja 
il  cucciolo  di  dinosauro  del  sannio  pentro rapito dai brandosauri
 
 
 
 
 
 
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Capitolo [Storia locale] - Titolo [partigiani di ieri e briganti di oggi -  comparazione delle pene]
 
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  Alla Storia. 
a cura di 
michelangelo orsino 
comparazione delle pene: i partigiani di ieri e i 
briganti di oggi
...Chi desidera farsi un'idea esatta dell'andamento dei suoi tempi e  comprendere l'epoca in cui vive,  deve volgere il suo sguardo al passato... 
Chi vuol conoscere il suo mondo e ne cerca uno migliore, tragga consiglio dalla Storia... 
(OTTO NEUBERT, <<La Valle dei Re>>)
 
 
Archivio privato Orsino - Cusano 1995 - Copertina delle osservazioni  a stampa in proprio.
reaz01 
Premessa
Non ho resistito e di getto ho esternato  questi appunti. Di materiale ce n'era abbastanza! 
 
Tutti i maggiori quotidiani hanno riportato la  notizia dell'insulto di un corazziere al Presidente della Repubblica. 
 
     La similtudine c'è e per più aspetti: corrono 128 anni da quando un patriota del sud con un proclama "sedizioso" incitò alla rivolta  contrò il Re Vittorio Emanuele II e la comparazione delle pene è attuale: 15 anni di pena prevista per un insulto telefonico nel 1995. Piemontese era il Re Vittorio Emanuele II nel 1867, Piemontese è oggi il Presidente Scalfaro. Il nord allora si pagò le spese di tutte le sue guerre depretando il sud sconfitto che sotto i Re Borboni aveva la prima ferrovia a Napoli, aveva un rilievo plano-altimetrico dalle Calabrie fino al Matese da far invidia, oggi,  ai maggiori topografi, aveva scienziati, polveriere,  fabbriche e soprattutto la non obbligatorietà della leva militare. Ancora,  il Presidente Scalfaro conosce queste zone osse della Regione Campania.  Conosce questa Cerreto quando in pompa magna, allora Ministro, faceva visite a spese dello Stato al Vescovo Felice Leonardo della colà Diocesi. 
 
     Povero corazziere quanto ti è costato uno scherzo!. 
 
     Non scherzare più. Che si difendono da soli questi potenti. 
 
     Che si difendano da soli tutti gli sfruttatori del sud, oggi come allora. Tu hai semplicemente esternato quello sche sentivi. La liberazione di un cittadino carabiniere di offendere una volta tanto nella vita. Non di essere sempre offesi. 
 
     Ho  lanciato  una  pietra  nello  stagno.  Speriamo che qualcosa si muova. 
 
 
storia comparata
La mattina del 25 marzo 1867 il Comandante la Luogoteneza dei Reali Carabinieri di Piedimonte d'Alife (oggi Matese) veniva informato sull'esistenza, nei pressi della Porta Vallata, di un manifesto scritto a mano e firmato dal Capobrigante Andrea Santaniello(1) da Bracigliano.(2) 
 
     Così inizia  Giuliano R. Palumbo  nella piccola pubblicazione "Un maniifesto reazionario contro  Vittorio Emanuele II" a cura Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Caserta -Sezione "B.Caso" di Piedimonte Matese, 1986 riportando il testo scritto  a mano a firma del capobrigante (capo partigiano ndr.) Andrea Santaniello e attribuito alla penna di Tommaso di  Mundo(3). 
      Ed iniziano pressappoco così anche molti giornali del dì 8 aosto 1995. La differenza però  è una sola ovvero che il manifesto "reazionario" del Santaniello era del 1867, gli scritti cui mi riferisco sono di oggi 1995 ovvero ad un passo del duemila, nell'era della cybernetica, dei computer e dei supercomputer con i processori a "scalare". Siamo nell'era del coniato termine del  "cyberspazio". 
 
     Il Messaggero: "...Rischia 15 anni di carcere un carabiniere delle guardie del Presidente..." Il Giorno: "...Vilipendio, corazziere insultò Scalfaro..."  Il Tempo: "...Corazziere, indaga la Procura militare..." - "Una nota informativa sulla vicenda trasmessa  a Sismi, Sisde e Digos". L'Indipendente: "Caso chiuso per il Quirinale, ma l'inchiesta prosegue". L'Unità: "La Procura militare ha aperto una inchiesta. Il corazziere è stato allontanato dal Quirinale". 
 
     Continua il Palumbo: "Il proclama sedizioso, sottoscritto  appunto dal "Capitano della Banda", incitava "in nome collettivo dei Briganti" gli abitanti del Circondario di Piedimonte e particolarmente i giovani e il "popolo basso", alla rivolta contro il Governo Reale di Vittorio Emanuele II, "loro nemico", a motivo di una non meglio riconosciuta guerra contro il "Gran Turco", nella primavera dello stesso anno. 
 
     Non sappiamo per questo reato se  il Di Mundo fu condannato. Il Giudice Notarianni del Distretto di Piedimonte il 2 maggio del 1867 rimetteva gli atti processuali al Tribunale Correzionale di S.Maria Capua Vetere per il relativo procedimento penale contro l'imputato accusato di "provocazione a commettere reati col mezzo di scritto affisso al pubblico". 
 
     Eppure il manifesto anche se probabilmente in unica copia perché scritto a mano era stato affisso al pubblico. La telefonata con le "gravi ingiurie al presidente e a sua figlia"(!) del  cittadino corazziere carabiniere non è stata affissa al pubblico, non è stata affissa ad una parete esterna del  Palazzo del Quirinale o di Via Merulana E rischia 15 anni di carcere. Roba da profondo medioevo. L'ipotesi accusatoria di oggi parla di offesa all' "onore"  del presidente imputazione che prevede la reclusione da 5 a 15 anni.  
     L'autore del Mattino dice che la vicenda ha lasciato qualche sconcerto. E quale sconcerto per noi, per la gente comune che quotidianamente viene insultata dalla misria, da coloro che non fanno il proprio dovere, dalla necessità di tirare avanti, di dar da mangiare ai figli, di farli studiare, di pgarli le esose tasse universitarie. Che offesa peggiore per noi! 
     A notare per primi il "cartello sedizioso", erano stati i canonici Prota e Paterno i quali, "in ragione del loro ministero", in quell'ora mattutina si stavano recando nella Cattedrale di Alife. I due prelati, immediatamente, ne davano comunicazione all'Autorità Giudiziaria che disponeva il sequestro del corpo del reato (4) Continua il Palumbo: Le minuziose indagini avviate dal MarescialloPietro Castellani della locale caserma dei Reali Carabinieri, con l'intento di accertare l'identità di quanti avevano preso parte all'affissione del manifesto, non diedero risultati apprezzabili. Gli indizi a carico di eventuali responsabili erano insufficienti, sebbene fossero stati interrogati gli abitanti del rione prossimi alla Porta Vallata, i "probi viri" del paese e anche gli ex manutengoli o quelli ritenuti tali. Nessuno era stato in grado di dichiarare di aver osservato movimenti sospetti  durante la notte, anche a causa di un violento nubifragio abbattutosi sulla Città. E' singolare il fatto che i testi interrogati dai Carabinieri Reali si espressero che essendo  il caretello  "(...)scritto da' Briganti, esso si accolse in pubblico freddamente e non vi si dette nussuna importanza, come meritava, suscitando una riprovazione generale anzi, come cosa proveniente da' Briganti, mosse al riso (...)" 
     E' pure singolare il fatto che  nei documenti di causa afferenti gli atti di istruttori del Pretore Raffele Notarianni della Regia Giudicatura Mandamentale di Piedimonte gli interrogati due reverendi Giuseppe Prota e Luigi Paterno che di buon mattino si recavano alla Cattedrale a dir messa, affermarono che avvertirono immediatamente i carabinieri uno dei quali immediatamente lo strappò dal muro. Sorge allora naturale la domanda come mai gli abitanti del  Rione di Porta Vallata e tra essi "probi viri" e "manutengoli" potettero concordare nell'affermare che il "libello" sedizioso fu accolto dal pubblico freddamente poiché scritto dai Briganti quando poi dall'interrogatorio della magistratura i due prelati(5) dichiararono che fu subito strappato dal sito da uno dei carabinieri prontamente intervenuti?. 
     Ne potettero circolarne delle copie o veline dal momento che il fotocopiatore e la carta carbone allora non erano conosciuti. D'altro canto poi come risulta dagli interrogatori dei due Prelati, il manifesto incriminato alla data del 2 maggio 1867, ovvero 37 giorni prima, era custodito dal Pretore. (giacché i carabinieri di buon mattino strapparono il manifesto dal muro e quindi si ritieme iinibito alla lettura della popolazione ndr.) 
     Poca cosa se 130 anni fa il Pretore di Piedimonte ordinò a due periti, certi Gioacchino Bujanni e Giuseppe Antonio Wich una perizia calligrafica per individuare l'autore materiale del manifesti in confronto ai rigori odierni della legge quale traspare dagli articoli dei giornali laddove si dice che la "procura militare" ha già aperto un fascicolo, che al ritorno dall'Uraguay il Procuratore Intelisano potrebbe decidere di sentire alcuni corazzieri, che la Procra militare di Roma ha dovuto aprire un fascicolo ipotizzando a carico del corazziere il reato previstio dall'art. 79 del codice militare di pace (per fortuna) che punisce l'offesa all'onore del Presidente della Repuibblica da dieci a quindici anni di reclusione.(sic!) 
     L'allora Pretore non dovette aspettare autorizzazioni dal Ministero di Grazia e Giustizia per formalizzare l'accusa tant'è che il 2 maggio 1867 rimise gli atti al Tribunale Correzionale di S.Maria Capua Vetere formalizzando a carico del brigante di allora l'accusa di "provocazione a commettere reati col mezzo di scritto affisso al pubblico". 
 
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note: 
     Dalle note in calce alla predetta pubblicazione dell'Istituto per la Storia del  Risorgimento Italiano Comitato di Caserta Sezione B.Caso di Piedimonte Matese: 
     (1) Andrea Santaniello, fu Bruno, ex soldato del disciolto Esercito delle Due Sicilie. Ucciso il 9 maggio 1868 sulle montagne di Bracigliano. Dal novembre del 1864 comandante di una comitiva armata composta di 18 briganti . Cfr. G. Palumbo, "Cronologia del Brigantaggio sul Matese", Piedimonte Matese, 1977; G.R. Palumbo etc.; 
     (2)Procedimento penale contro di Mundo Tommaso fu Giovanni di Raviscanina, imputato, assente. Caserta, Archivio di Stato. Atti processuali Vol. LVII Anno 1867. Tribunale Correzionale di S. Maria Capua Vetere. 
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(3) Stralci di atti di accusa di Tommado Di Mundo brigante della banda di Andrea Santaniello. Archivio di Stato Caserta. Atti processuali Vol. LVII Anno 1867. Tribunale Correzionale di S. Maria Capua Vetere. 
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(4) Così risulta dal fascicolo citato , Luogotenenza dei Carabinieri Reali di Piedimonte. Rapporto n. 85 del 25 marzo 1867 (stesso giorno del rinvenimento del manifesto. Si noti la solerzia, come sempre, dei Carabinieri) Al Sig. Pretore del Mandamento. Oggetto: Rinvenimento di un libello sedizioso. 
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(5) I due prelati Giuseppe Prota e Luigi Paterno, come dai "docunmenti" allegati al citato testo di Palumbo dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Caserta Sezione B.Caso di Piedimonte Matese così si epressero: ("...) Dichiarazione del Sig. Giuseppe Prota. L'anno 1800sessantasette, il giorno due Maggio, in Piedimonte d'Alife. Avanti a Noi Raffaele Notarianni, Pretore del Mandamento di Piedimonte suddetto, assistiti dal Cancelliere infrascritto  (ndr. Luigi Cassella) , verbalmente chiamato, è comparso Giuseppe Prota fu Ermenegildo, di anni 48, nato e domiciliato qui,  Canonico  della  Cattedrale  di   Alife          (ndr. un paese a pochi chi lometri da Piedimonte Matese, con resti di mura di cinta romaniche), proprietario. Negativo in tutt'altro. Avvertitolo a norma di rito e domandato analogamente, risponde: "Signor Pretore. Fu un mattino di Marzo ultimo, incarrozzandomi col canonico Paterno per andare in Alife, a Porta Vallata, questi osservò, affisso al muro un cartello, che con me si fece a leggere, ma veduto appena esser sottoscritto dal Capobrigante Andrea Santaniello, e cominciava la scritta con le parole =A voi giovani bravi=, ritenendo naturalmente come criminoso, ne demmo subito parte tutti e due a' Carabinieri colà vicino, uno dei quali subito lo strappò dal muro, presente non ricordo chi altro. Ad altre domande, soggiunge: " Se l'avesse scritto proprio Santaniello od altri, come pure chi l'avesse affisso, ne ho inteso dire alcun che a proposito. Come non me ne feci una precisa idea, non sarei al caso di riconoscerlo, rivedendolo (...)"    
     La dichiarazione dell'altro prelato così recita:                                  "(Omissis) ... Dichiarazione  del sig. Luigi Paternom fu Vincenzo, di anni 37, nato e domiciliato in Piedimonte, Canonico della Cattedrale in Alife.  (...) La mattina del 25 marzo ultimo, incarrozzandomi a Porta Vallata, per andare in Alife col canonico Sig. Prota, osservai sotto l'arco colà esistente un cartello, che credetti  avviso d'asta pubblica. Portatovi però lo sguardo , vidi che v'era firmato Andrea Santaniello, Capobrigante, e, cominciatolo a leggere, e che era una specie di proclama, sicché d'accordo col Prota, subito andammo entrambi  ad avvertire i Carabinieri, uno dei quali andò a toglierlo dal muro ov'era affisso (...). Se l'avesse scritto proprio Santaniello od altri nol so, come non so chi colà l'avesse scritto (...). Pria di essere congedato il testimone, domandato ancora, soggiunse: Rivedendolo, riconoscerei facilmente quel cartello (...) E mostratogli lo scritto incriminato, osservatolo, ha dichiarato: Si, Signore, questo è desso quello di cui ho parlato (...). 
 
 
bella ciao  (1’ 10’‘) 
 
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