Scipionyx Samniticus da  Pietraroja 
il  cucciolo  di  dinosauro  del  sannio  pentro rapito dai brandosauri
 
 
 
 
 
 
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Capitolo [Scipionyx Samniticus] - Capitolo [scipionyx samniticus visto dagli altri]
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dal sito:http://www.citynet.re.it/gea/ciro.htm 
(Imperante e singolare il nomignolo “CIRO” (vedi Scipionyx visto da me)
Ciro, il primo babysauro italiano  
 
Il suo nome tecnico è Scipionyx samniticus, ma stampa e scienziati lo hanno già soprannominato "Ciro". Pur non essendo la prima volta che si rinvengono parti molli in dinosauri fossili, il grado di preservazione di "Ciro" è eccellente, nettamente superiore a ciò di cui disponevano fino ad oggi gli scienziati: è completo di organi interni e fibre muscolari perfettamente visibili. I paleontologi, adesso, potranno indagare su quegli aspetti della biologia dei dinosauri che gli scheletri non riescono a chiarire. L'eccezionalità della scoperta è accresciuta dalla giovanissima età dell'esemplare: si tratta infatti di un dinosauro di poche settimane, praticamente appena uscito dall'uovo. Lo "Scipionyx" del Matese è vissutodurante il basso Cretaceo, circa 110 milioni di anni fa, e misura 60 centimetri dal muso alla coda. Ma se fosse cresciuto avrebbe raggiunto una dimensione ragguardevole: secondo i paleontologi, gli adulti raggiungevano i due metri di lunghezza.  
 
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da un articolo di Claudia Di Giorgio  
sul quotidiano la “Repubblica”
Eccezionale scoperta dei paleontologi il sauro è vissuto 110 milioni di anni fa 
Sorpresa, dalle rocce matesi  ecco  
"Ciro il dinosauro" 
 
Il primo dinosauro italiano è anche uno dei meglio conservati del mondo, completo di organi interni e fibre muscolari perfettamente visibili. Il suo nome tecnico è Scipionyx samniticus, ma stampa e scienziati l'hanno già ribattezzato "Ciro". Marco Signore, dell'università di Napoli, e Cristiano dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano, hanno presentato oggi in una lettera pubblicata dalla rivista "Nature" il primo studio completo su questo straordinario ritrovamento, avvenuto quattro anni fa tra i monti del Matese, nei pressi di Pietraroa, in provincia di Benevento. L'area, che, come ricorda il nome scientifico di "Ciro", fa parte del Sannio, è nota da tempo per la sua ricchezza di resti fossili di pesci. Nessuno, tuttavia, si aspettava di scoprirvi le tracce dei giganteschi sauri che dominarono la Terra fino a 65 milioni di anni fa. La loro presenza in suolo italiano è invece adesso definitivamente confermata.. "E' il primo dinosauro "italiano" - ha spiegato Marco Signore durante una conferenza stampa avvenuta a Milano in contemporanea con l'uscita di "Nature". "Il suo ritrovamento apre una nuova strada per la geologia italiana non foss'altro perché fino a tre anni fa una scoperta simile non era neanche lontanamente immaginabile. E' inoltre unico nella sua specie e presenta organi interni e fibre muscolari".Pur non essendo la prima volta che si rinvengono parti molli in dinosauri fossili, il grado di preservazione di "Ciro" è infatti eccellente, nettamente superiore a ciò di cui disponevano fino ad oggi gli scienziati. I quali, adesso, potranno indagare su quegli aspetti della biologia dei dinosauri che gli scheletri non riescono a chiarire. L'eccezionalità della scoperta è accresciuta dalla giovanissima età dell'esemplare: si tratta infatti di un dinosauro di poche settimane, praticamente appena uscito dall'uovo. Fossili di animali così giovani sono piuttosto rari e da essi i paleontologi sperano di imparare di più sull'organizzazione familiare dei dinosauri e le cure che i genitori dedicavano ai piccoli. Lo "Scipionyx" del Matese è vissuto durante il basso Cretaceo, circa 110 milioni di anni fa, e misura 60 centimetri dal muso alla coda. Ma se fosse cresciuto avrebbe raggiunto una dimensione ragguardevole: secondo i paleontologi, gli adulti raggiungevano i due metri di lunghezza. E' stato trovato quasi per caso, all'interno di una lastra di roccia, dove giaceva sdraiato sul fianco sinistro, con il capo lievemente inclinato. Appartiene ad un genere finora ignoto, forse addirittura ad una nuova famiglia di dinosauri, dicono gli scienziati. Che, per adesso, lo hanno classificato come un teropodo, il sottordine di dinosauri carnivori ad andatura bipede di cui fa parte anche il Tirannosaurus Rex. (26 marzo 1998)  
 
 
 dal sito http://telema.gazine.it/arknews/imea_ciro.htm
 
"Ciro", un cucciolo di 110 milioni  di anni  
di Bruna Ragone  
Il suo nome ufficiale è "Scipionyx Samniticus", ma è meglio conosciuto come "Ciro".  
E’ il baby-dinosauro rinvenuto a Pietraroja, un comune della provincia di Benevento e studiato dai paleontologi italiani Marco Signore, ricercatore presso le Università di Napoli e Bristol e Cristiano Dal Sasso, che opera presso il Museo di Storia Naturale di Milano. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati anche sulla prestigiosa rivista scientifica "Nature".  
"Ciro", che è un esemplare di poche settimane, misura 25 centimetri e sarebbe vissuto durante il Basso Cretaceo, circa 110 milioni di anni fa. Gli scienziati lo hanno classificato come un teropodo, sottordine di dinosauri carnivori ad andatura bipede di cui fa parte anche il Tirannosaurus Rex.  
"E’ il primo dinosauro ritrovato in Italia — hanno affermato Signore e Dal Sasso nel corso di una conferenza stampa tenuta a marzo nel capoluogo lombardo — è unico nella sua specie e presenta organi interni e fibre muscolari in eccellente stato di conservazione. Questa eccezionale scoperta, inimmaginabile fino a qualche anno fa, apre nuovi orizzonti alla geologia italiana".  
Marco Signore fa parte di un team di paleobiologi che operano presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Bristol studiando l’origine e l’evoluzione dei dinosauri.  
"La nostra Università — ha affermato il prof. Michael Benton che coordina il team — ha stipulato un accordo con quella di Napoli per studiare questo nuovo e straordinario fossile ritrovato nel Sud Italia. Il nostro gruppo di lavoro si recherà a Pietraroja entro quest’estate e cercherà di analizzare le eccezionali condizioni che ne hanno favorito la conservazione".  
Si tratta, infatti, di un caso senza precedenti. "Ciro" presenta parti di muscoli nelle spalle ed alla base della coda. Ma ciò che più stupisce è la presenza di tessuti muscolari e dell’intestino, un ampio ma corto ed irregolare tubo che riempie la cavità addominale del rettile. La struttura ed il colore di questi organi sono simili a quelli di un animale sezionato di recente.  
Altre tracce di tessuti molli comprendono, nella parte anteriore dell’intestino, un alone ematico ricco di ferro che, probabilmente, costituiva il fegato.  
Le conoscenze in materia di biologia dei dinosauri, finora limitate a ciò che gli scheletri permettevano di comprendere, saranno ora arricchite grazie a questo fossile così ben conservato e che prova, fra l’altro che quando la Terra era popolata dai dinosauri, fino a 65 milioni di anni fa, l’Italia non era sommersa dall’acqua.  
La denominazione "Scipionyx", accanto a "Samniticus", nome latino del territorio beneventano, pare sia stata data al cucciolo di dinosauro sia per ricordare il generale romano Scipione l’Africano, sia in riferimento a Scipione Breislak, il geologo che nel 1798, per primo, studiò e descrisse i fossili rinvenuti nel territorio di Pietraroja.  
E, proprio nel piccolo comune (situato sul versante sud orientale del monte Matese), a breve distanza dal centro abitato, sorge il "Parco Geopaleontologico", che contiene resti fossili di animali e vegetali risalenti fino a 200 milioni di anni fa. Molti di essi, però, dopo il ritrovamento sono stati trasportati presso Università e musei italiani (Napoli, Torino, Verona) ed esteri (Berlino, Londra e Parigi) per essere studiati e restaurati.  
Anche "Ciro" era custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e negli ultimi giorni, proprio in seguito ai risultati della ricerca divulgati dai due paleontologi e venuti alla ribalta della cronaca internazionale, nel Sannio si sta reclamando la restituzione del dinosauro.  
Un dibattito che sta coinvolgendo rappresentanti del mondo politico e della cultura, tutti d’accordo nel ritenere che la presenza del fossile a Pietraroja, sua sede naturale, costituirebbe l’occasione d’oro per il rilancio turistico dell’intera provincia di Benevento.  
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 dal sito: www.musei.unina.it/Paleontologia/3.2.5.11.htm 
Università agli Studi di Napoli Federico II —Centro Musei delle Scienze Naturali-
Scipionyx  samniticus 
 
A Pietraroia, località fossilifera campana che ha fornito numerosi reperti raccolti in una collezione speciale, è stato ritrovato il primo resto osseo di dinosauro mai rinvenuto in Italia meridionale. 
 
Ad esso è stato assegnato il nome di Scipionyx samniticus in onore di Scipione Breislak il geologo che per primo, nel 1798, segnalò la presenza di fossili nell'area di Pietraroia. Il reperto, fossilizzato in una lastra di calcare marnoso, di colore beige, di dimensioni di 40x30 cm, riveste notevole importanza scientifica per il suo ottimale stato di conservazione. 
 
Studi sull'esemplare hanno reso possibile la comprensione dell'anatomia interna di un dinosauro e della forma e distibuzione degli organi interni quali apparato digerente e fegato, ottimamente consevati. Lo scheletro è pressoché completo, mancano solo parte della coda e il tratto distale degli arti posteriori. 
 
Il cranio doveva essere notevolmente sviluppato rispetto al corpo, con una cavità orbitale assai ampia. La dentatura è costituita da denti esili e allungati e gli arti anteriori sono molto più corti di quelli posteriori con tre dita provviste di artigli. La lunghezza complessiva dell'animale vivo non doveva superare i 50 cm ed il suo peso doveva aggirarsi attorno al mezzo chilo. 
 
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 dai siti:  http://www.galileonet.it/archivio/mag/980404/3_art.html 
http://www.galileonet.it/galileo_eng/archivio/mag/980404/3_art.html
(4 aprile 1998) Scipione, il piccolo dinosauro  
di Letizia Gabaglio  
 
E' il primo esemplare scoperto in Italia, ed è già una celebrità. Grazie al ritrovamento nel beneventano di Scipionyx Samniticus, alias Ciro, è stato possibile osservare per la prima volta al mondo gli organi interni, straordinariamente conservati, degli antichi padroni del pianeta. Galileo ha intervistato Cristiano Dal Sasso, uno degli autori della scoperta, pubblicata sull'ultimo numero di Nature. Che spiega come lo studio di questo piccolo celurosauro fornisca nuovi e importanti dati scientifici  
 
Se "Ciro" è oggi sulle prime pagine di tutti i giornali, a riempire di felicità tutti i fan dei dinosauri, il merito è tutto di Steven Spielberg. E' stato proprio dopo aver visto "Jurassic Park", film del regista americano, che il paleontologo dilettante Giovanni Todesco ha deciso di far analizzare da alcuni esperti il suo piccolo fossile, trovato per caso agli inizi degli anni Ottanta. E gli esperti, davanti alla meraviglia di quello scheletrino pietrificato e incredibilmente ben conservato dopo un centinaio di milioni di anni, hanno deciso di ribattezzarlo con un nome più consono alla sua gloria futura: Scipionyx samniticus.Scipione è infatti il primo dinosauro ritrovato in Italia, nei pressi di Benevento. Si tratta di uno dei vertebrati fossili più importanti mai scoperti, perché è uno dei più completi e perché presenta, unico al mondo, ancora intatte le parti molli. Sì, perché nessuno prima d'ora aveva potuto osservare gli organi interni di un dinosauro. "Ciro" è un piccolo celurosauro, un vero e proprio dinosauro bipede carnivoro, cugino lontano di quel Tirannosauro Rex e di quei Velociraptor che qualche anno fa terrorizzavano le platee dallo schermo cinematografico. Il fossile, quello vero, risale invece al Cretaceo inferiore, cioè a circa 113 milioni di anni fa. E la sua scoperta, considerata una delle più importanti del secolo, è in grado di fornire una grande quantità di dati nuovi per la scienza. Oltre ad essere l'unico dinosauro al mondo in cui siano visibili gli organi interni, infatti, è anche il primo esemplare di una famiglia di dinosauri finora sconosciuta. E non solo. "Scipione" è anche un rarissimo esemplare immaturo, morto poche settimane dopo la nascita, probabilmente travolto da un torrente d'acqua provocato da un nubifragio. Insomma, uno dei dinosauri più piccoli al mondo (è lungo appena 24 centimetri), ma, nonostante questo, anche il più completo fra tutti gli scheletri di dinosauri finora scoperti. Il suo ritrovamento testimonia anche che a quell'epoca la nostra penisola non era tutta sommersa dal Mar di Tetide, che si estendeva allora fra l'Europa e l'Africa."Che si tratti di un esemplare immaturo lo testimoniano la grandezza della testa, gli enormi occhi e il muso corto", spiega Cristiano Dal Sasso, coordinatore del laboratorio di paleontologia presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, "oltreché l'incompleta ossificazione dello scheletro". Se avesse vissuto abbastanza da diventare adulto, Scipione avrebbe raggiunto i 20 chili e una lunghezza di un metro e mezzo. Nell'esemplare fossile, sdraiato sul lato sinistro con la testa verso l'alto, i paleontologi hanno individuato diverse parti molli: sotto la coda sono conservate alcune grandi fibre muscolari isolate, il fascio dei muscoli caudofemorali, cioè i muscoli della base della coda, e il tratto finale dell'intestino. Sono presenti fibre muscolari anche nel petto del dinosauro e sono visibili gli anelli cartilaginei della trachea. Ma il dato biologicamente più interessante è sicuramente la conservazione dell'intestino, praticamente completo. La sua fossilizzazione è perfetta, tanto che nelle anse del tubo digerente sono visibili le pieghe della tonaca muscolare. L'intestino è sorprendentemente corto e largo, e fa così presupporre un'alta velocità di assorbimento. "Questo apre prospettive di ricerca finora insospettate nello studio biologico dei dinosauri, e certamente riaccenderà il dibattito sul metabolismo di questi rettili e sull'origine degli uccelli", afferma Dal Sasso. "Non è ancora chiaro, infatti, se i dinosauri fossero animali a sangue caldo, come i mammiferi e gli uccelli, oppure a sangue freddo, come altri rettili". Ma sia le dimensioni dell'intestino di Scipione, che suggeriscono un metabolismo piuttosto rapido, caratteristico di un animale a sangue caldo, sia la presenza della "forcula", un osso dalla tipica forma a V, presente oggi nei volatili a supporto delle ali, fanno pensare ai dinosauri come progenitori degli uccelli. Oltre a quella passata, è interessante anche la storia recente di questo piccolo dinosauro. Trovato da Todesco una quindicina di anni fa, il fossile è rimasto in casa del paleontologo per oltre dieci anni. Fino a quando il suo scopritore non ha deciso di farlo analizzare da alcuni colleghi più esperti. E' quindi dietro loro consiglio che nel 1993 Todesco ha donato Scipione alla Soprintendenza di Salerno. Da quel momento fino al giugno '97 i ricercatori sono stati impegnati in una paziente operazione di pulitura, una cesellatura al microscopio con aghi sottilissimi e speciali resine consolidanti. "I fossili che riusciamo a ritrovare", spiega Dal Sasso, "sono incastonati nella roccia. Così, per poter studiare Scipione, abbiamo dovuto riportarlo alla luce attraverso un lungo lavoro manuale". Ora che l'operazione è ultimata, l'importanza della straordinaria scoperta è stata consacrata a livello mondiale con la pubblicazione di un articolo su Nature a firma di Dal Sasso e di Marco Signore, del dipartimento di paleontologia dell'Università di Napoli. A rendere il piccolo Scipionyx così particolare sono state le condizioni della sua morte. Il fossile è stato infatti ritrovato nel giacimento di Pietraroia. Questo è considerato un Fossil-Lagerstätten, ovvero un "giacimento a conservazione totale", un luogo cioè dove specifiche condizioni ambientali possono permettere anche la conservazione degli organi interni, dei muscoli e della pelle. "Le conservazioni totali sono molto rare", spiega Dal Sasso, "perché si devono verificare simultaneamente molte condizioni: un rapido seppellimento del cadavere con depositi di calcare in un ambiente lagunare poco profondo, e periodi ciclici di bassa ossigenazione che non permettano ai batteri aerobi di attaccare i resti". Solitamente allo stato fossile si ritrovano soltanto le parti dure degli organismi, cioè le ossa, i denti o i gusci; nei Lagerstätten, giacimenti rarissimi, avviene invece una cristallizzazione perfetta e ad ogni molecola del tessuto se ne sostituisce una minerale, così che quando si seziona il fossile è possibile osservarne la struttura molecolare. I calcari di Pietraroia, di origine marina, sono noti fin dal diciottesimo secolo, da quando cioè furono descritti dal geologo Scipione Breisak. Il nome del fossile trae origine proprio da quello dello studioso, con l'aggiunta della parola "onyx" che significa artiglio, ad indicare il modo in cui i dinosauri carnivori afferravano la preda. "Samniticus" sta invece ad indicare la zona del ritrovamento, il Sannio, nome latino del beneventano.  
sinfonia n. 40 - mozart - (1' 09'')
 
michelle - beatles - (3' 08'')
 
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