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Era la sera del 27 marzo 1993.
A Cerreto Sannita si festeggiava la riapertura della Chiesa dedicata a San Martino chiusa al Culto da alcuni anni e ristrutturata con i fondi della legge 219.
Era Senatore del Collegio di Cerreto Don Antonio Gava da Castellammare.
E proprio Don Antonio, quella sera, contornato dal suo codazzo aspettava, ai bordi della piazza antistante la Chiesa, l’arrivo della processione in onore del Redentore.
Non appena la venerata statua del Santo, portata a spalla dai fedeli, giunse alla soglia delle scale della piazza, i processanti assistettero ad un evento tanto clamoroso quanto disgustoso.
Il corteo che fin lì aveva proceduto compatto si divise. Le “Autorità” (gente che traffica in politica e crede di diventare rispettabile perché segue in processione la statua del Santo) non appena avvistarono il padrino di Castellammare lasciarono il corteo e si avviarono ad ossequiare il Presidente dei Senatori DC, mentre la statua del Redentore seguita da chierici e fedeli (quelli veri) continuava la strada del ritorno in Chiesa.
I politicanti si inchinarono al Padreterno terreno e trascurarono, con somma offesa, il Padre dei Cieli ed il sentimento religioso dei fedeli i quali, esterrefatti, assistettero ammutoliti alla insolita devizione.
Sarà una coincidenza o sarà per divina ripicca ma fu la stessa sera che, mentre ascoltava il Te Deum tra i banchi della chiesa stretto tra i fidi amici (vedi foto), Gava venne informato della richiesta di autorizzazione a procedere presentata al Parlamento dai Giudici napoletani che lo accusavano di essere implicato fino al collo con la camorra.
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Quasi che il Redentore, per una sorta di Divina Giustizia, si volesse vendicare dello “sgarbo” subito qualche minuto prima, punendo la terrena supponenza. La messa non era ancora terminata che Don Antonio, cupo in volto, saluta frettolosamente i suoi “compari”, si tuffa nella propria auto e corre verso il Grand Hotel di Telese, sede del suo quartiere generale.
E’ da questo momento che iniziano i guai giudiziari del padrino che si concludono, manco a dirlo, con l’arresto per camorra la notte del 19 settembre. Giorno dedicato ad un altro Santo che ben conosce Don Antonio, San Gennaro, protettore dei napoletani.
Sarà anche questa una coincidenza o altro segno celeste, ma tra Gava e gli abitanti del Paradiso non deve correre buon sangue.
Sembrano ormai lontano i tempi in cui il senatore della DC, che aveva sciacquato i panni nelle acque del Titerno, sfrecciava per le strade di Cerreto con la sua Thema presidenziale, scortato da Polizia e Carabinieri, per raggiungere la tavola imbandita dal suo anfitrione Cerretese Don Antonio Barbieri.
E sembrano ancora più lontani i tempi in cui i nostri democristiani si scontravano con la testa nell’atto di inchinarsi contemporaneamente e precipitosamente sperando di guadagnare per primi la mano dell’uomo della “provvidenza”.
Che squallore !
Uno squallore ormai lontano, spazzato via dal voto del 27 marzo 94 (giusto un anno dopo lo “sgarro” al Redentore) che ha prodotto i suoi benefici effetti anche a Cerreto ove il partito di Don Antonio ed i suoi seguaci, profeti in suo nome di centinaia di posti di lavoro mai dati, sono stati irrimediabilmente ridimensionati e sconfitti.
E questo è solo l’inizio.
Sono tempi duri per i DON, nessuno è intoccabile.
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(Fonte: Il Masaniello)
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